Se non ami la tua vita passerà in un lampo /2

di emilz

Questa è la recensione cartacea del film The Tree of Life di Terrence Malick

Dolore.

E’ il primo desolante momento del film di Terrence Malick, non ci vengono forniti elementi eplicativi della morte del figlio di questa coppia che vive a Waco in Texas , la madre,  non conosceremo mai il suo nome, come quello del padre, apprende la notizia da una raccomandata. E’ uno dei momenti iniziali di quest’opera sontuosa, un frammento di vita di una famiglia degli anni ’50. Il dolore è talmente forte e straziante che la madre chiede a Dio di dargli delle risposte. Veniamo catapultati nel cosmo, come se il ricordo di questa famiglia fosse racchiuso, custodito al suo interno, perché in fondo la vita di questa famiglia può essere la vita di tante altre. Vediamo il fratello, Jack che elabora il lutto anni dopo, nel mentre si trova a osservare la città in cui si trova, molto diversa, cambiata nel suo aspetto, cemento e vetro, fanno da cornice in un mondo diventato sempre più ostile, egoista. Quando Malick ci mostra i primi due frammenti di questa vita universale, ecco che veniamo catapultati in un viaggio all’indietro, bellissimo, dove i silenzi si alternano ai rumori della nascita del nostro mondo, alla vita micro cellulare fino alla nascita dei mammiferi. Anche in questo caso, la dualità del film di Malick emerge fuori. La vita e la morte si intrecciano sempre inesorabili, come il macro e il micro, il materialismo del padre e la semplicità della madre.

Nascita.

La nascita del mondo viene accostata alla nascita della famiglia O’Brien, con il primo bambino che viene alla luce, scopre il mondo, viene coccolato, educato. Tutti questi passaggi, ma è proprio l’impronta generale del film a essere così, vengono mostrati in una perenne altalena di colori, luci, ombre, suoni, silenzi, musiche, e non può essere altrimenti perché è proprio così la nostra vita. C’è una scena bellissima del piccolo Jack vicino al fratellino, è il primo (ce ne saranno altri) confronto con il fratello. Da qui ci viene presentato il primo sentimento di questo bambino, seguito dalla gelosia.

Crescita.

La famiglia O’Brien si è formata, composta dai due genitori, tra l’altro interpretazioni di Brad Pitt e Jessica Chastain, che ho apprezzato molto, perché ci restituiscono l’immagine che Malick vuole dare a questa coppia. Un padre severo, che ha lo scopo di formare i propri figli secondo un’educazione rigida, così da poterli rendere forti contro il mondo in cui andranno a vivere. Lei, invece è il contrario, semplice, spesso ingenua, che lascia ampia libertà ai propri figli, innamorata della natura. meno impostata nel mondo. Ma questo contrasto non può perdurare, e così inevitabilmente  lo scontro tra padre e figli inizia a generarsi.  Crescere vuol dire anche avere curiosità, provare le prime paure, spesso la paura in questo film viene rappresentata da un qualcosa che sale, per esempio le scale che danno verso una camera scura, molte cose che vediamo sono correlate visivamente, come non poteva essere altrimenti in un’epopea visiva come questa.

Amore & Odio.

Anche in questo caso, amore e odio si interscambiano scena dopo scena. Se da un lato il padre incoraggia, soprattutto il figlio più grande, alla responsabilità, spesso maltrattandolo; il padre di Jack è convinto che educando così i figli li renderà indipendenti, capaci di fabbricare idee e così non avere bisogno di lavorare per qualcun altro. Ma durante questo continuo processo di violenza psicologica, i bambini, in particolar modo Jack, elaborano un sentimento di odio verso il padre. Jack addirittura si avvicina a pensare di volergli fare del male. Jack dirà al padre, quando lui si renderà conto di aver spinto troppo la mano contro di loro, che lui comunque gli assomiglia, è il bambino, che si apre spontaneamente e gli dice al padre che anche lui è cattivo che è come lui. Anche in quel caso il silenzio, l’abbraccio successivo tra padre e figlio raggiunge un impatto visivo notevole. Ma nel frattempo, anche l’amore tra fratelli è un elemento che spicca rispetto a tutto il resto.

Consapevolezza.

La vita di una persona è fatta di errori, di passi falsi, di correzioni, ma soprattutto di scelte. La scelta è rappresentata dal Jack grande, finalmente, andando a ritroso in questo viaggio, nella memoria del lutto del fratello, riscopre la propria identità, ha sempre sofferto, non ama assolutamente quella vita, la detesta, quindi si ferma, si allontana mentalmente dai grattacieli, dalla vita monotona per dirigersi verso qualcos’altro…

Questo film è così spirituale, religioso, pur con un andamento in bilico tra vita e morte, la morte è sofferenza, ma l’elaborazione del dolore, del lutto, sono parte integrante della vita e quindi di nuovo della nascita. Emerge chiaramente il fantastico cerchio che si congiunge e quindi il film ruota intorno a un elemento importante, un messaggio comunque di speranza, dove l’amore prevalica su tutto.

Venerdì penso di aver assistito davvero a un’opera colossale, il consiglio che do è di vederlo nella sala cinematografica, perché è l’unico posto “sacro” dove poter vedere la nostra vita riflessa sullo schermo.

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