La fine è il mio inizio, il film

di emilz

La vera rivoluzione, quella che cambierebbe il modo di percepire il mondo, è quella interiore e non quella della violenza, perché il ciclo delle rivoluzioni fatte con le bombe non ha portato mai da nessuna parte, anzi ha determinato dei meccanismi ciclici di violenza sulla violenza, un massacro perenne di civiltà. Il discorso della guerra, è uno dei tanti affrontati da Tiziano Terzani durante tutta la sua vita, in particolare nel suo ultimo periodo quando il cancro lo stava portando verso la morte. E’ proprio in quella occasione che Tiziano Terzani, giornalista e corrispondente in Asia per il Der Spiegel (giornale tedesco) smette di far parte del mondo e diventare Anam, il senzanome. Chiama a raccolta suo figlio per scrivere un libro testamento, un modo per stare al fianco di lui, capire se è pronto a affrontare il mondo. Il film di Bo Maier sceneggiato dallo stesso Folco Terzani,  è lucido, schietto, reincarna lo spirito di Tiziano, senza mai perdersi in flashback, perché quello che conta è la forza delle parole, le conversazioni, a tu per tu, a ruota libera tra padre e figlio. Sarebbe ingeneroso dover fare le pulci a un film onesto, quindi non ha senso parlare di quisquilie tecniche, l’unica cosa che si può dire è l’intensa recitazione di Bruno Ganz (doppiato in italiano) funziona, perché per noi che abbiamo seguito e conosciuto Tiziano Terzani, anche tramite gli ultimi video e documentari, ci sembra di starlo a vedere di nuovo, tuffandoci nel passato, facendoci rivivere discorsi che avevamo lasciato da parte. E in effetti, a proposito della guerra in Libia, mi ero convinto che l’attacco delle forze alleate potesse essere un momento per difendere la rivoluzione messa in atto dalla popolazione. Ma in fin dei conti, anche questa volta, le bombe non fanno altro che portare caos, decisioni prese solo per interessi. Oramai neanche più le ideologie vengono difese a spada tratta, il denaro conta più di tutto. E come potrebbe essere altrimenti in un mondo che specula sulla vita dei poveri (ma anche della classe media) sui disastri nucleari e sulle guerre?

Il film, come lo era il libro, puzzano talmente di nuovo, sia per concezione di vita che per un’ampia visione delle cose, abbiamo l’occasione  di iniziare a guardare noi stessi e finalmente mettere in atto La rivoluzione, quella che porterebbe un cambiamento nella politica, nell’economia e nel resto della nostra intricata società. Ma inevitabilmente a qualcosa dovremmo rinunciare. Siamo disposti a farlo?

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