Casino

di emilz

Ieri, finita la chiacchierata in chat con Gabro, rientrando in ostello, butto l’occhio sul Casino Empire e decido di entrare. Rapido controllo della carta d’identita’ e via verso il salone pieno di gente. La maggior parte delle persone sono asiatiche, gli omini con gli occhi a mandorla sgobbano tutto il giorno, dovranno sfogare le loro frustrazioni su qualcosa, no? Ecco, lo fanno sul gioco d’azzardo, spendendo centinaia di pound a botta per il black jack o alla roulette. Qualche disperato che ha perso tutto, viene portato a forza verso l’uscita dal personale di sicurezza, e’ in preda a una crisi isterica, rivendica qualcosa che non riesco a capire. La serata ha il culmine del divertimento quando a una roulette che stavo seguendo gia’ da un po’, si avvicinano tre toscanacci, due ragazze e un ragazzo. Sono gia’ diverse estrazioni che il rosso non esce, molti puntano 20 pound a botta sul rosso per raddoppiare la vincita, ma niente il rosso non vuole uscire, sempre numero nero. Con un inglese stentato cambiano i soldi, buttano 20 pound sul rosso. La pallina gira, i giochi sono fatti, esce un numero nero. Primi soldi buttati nel cesso. Una di loro dice: dai, ci si gioca un’altri venti, son sicuro che esce! La pallina gira, i giochi sono fatti, esce un numero nero. Le loro facce iniziano a cambiare espressione. Un ultimo tentativo, altri cinque pound, racimolati dal fondo del portafogli, il crosciere (donna) se li guarda con aria sconsolata (come per dire, poveracci questi). Prendono un cip di cinque sterline e lo puntano di nuovo sul rosso, nel tentativo di raddoppiare la vincita. Prima del lancio buttano parole contro un gruppo di cinesi, era colpa loro se stavano perdendo, forse perche’ portano sfiga da quelle parti (magari sono di Prato e e’ risaputo, in quella citta’ i cinesi hanno rubato il lavoro a molti di loro). La ragazza posiziona il cip sul rosso, ma l’aveva posizionato male, cosi’ di sua spontanea volonta’, una cinese glielo sistema. La ragazza inizia subito a dire: no, la cinese m’ha toccato il cip, o maremma maiala, me non poteva farsi i ‘avoli propri! La pallina gira, i giochi sono fatti, esce un numero nero, un’altra volta. I tre se ne vanno di corsa verso l’uscita. 25 pound e ti passa la paura. Ah, il rosso uscira’ subito dopo la loro dipartita. Un altro tizio invece, ubriaco fracico, inglese, punta sempre su questo benedetto rosso (era un’altro tavolo pero’) 100 pound. Niente, non esce. Perde tutti quei soldi in una botta sola. Ci riprova. Questa volta gli dice bene. L’uomo strilla a squarciagola la sua contentezza. Non sara’ cosi’ al terzo tentativo, li perdera’ e continuera’ a bere amaro al bar.

Giro intorno ai tavoli, osservo persone di tutte le eta’ vincere e perdere. Un tizio (cinese) stava perdendo tutto, butta 50 pound sul numero 14, gli esce secco. Ne vince il quadruplo. Li rispendera’ tutti nel giro di quindici minuti. E’ piu’ un dare che un ricevere, piu’ hai fishes e piu’ ne vuoi puntare, i numeri girano e spesso qualcuno ci azzecca. Ma il vero azzardo e’ sapersi fermare, accontentarsi di una semplice vittoria. L’azzardo e’ con se stessi. Nessuno ci riesce.

Decido di non giocare neanche due sterline, sono a Londra per altri motivi e non voglio assolutamente intaccare il mio viaggio con questo tipo di giochi. Un giorno, forse, buttero’ cento dollari al casino di Las Vegas, ma li’ sara’ un viaggio di intrattenimento, ben diverso da quello che sto facendo io.

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