A serious man

di emilz

Se c’è una cosa che amo dei Fratelli Coen, sono queste commedie sofisticate, un film allegorico se si può definire in questo modo, forte di una sceneggiatura perfetta, condita dai soliti personaggi stralunati, infelici, depressi, spesso incappati in un destino avverso, irrimediabile.

Il film si apre come meno te lo aspetti, diciamo il “background”, l’avvenimento storico che andrà a cambiare i connotati delle generazioni future, una sorta di maleficio tutto ebraico, ma non voglio dire molto per non rovinare possibili sorprese. Dopo aver fatto centro con “Non è un paese per vecchi”, dopo aver diretto un’altra commedia nera che chiudeva la trilogia dell’idiota (“Burn after reading”),  “A serious man” sfocia nel dissacrante, mette in crisi un uomo apparentemente normale, un professore di fisica, lo induce a osservare meglio il prossimo a sintonizzare (bellissima la scena dell’antenna) di nuovo i canali migliori da seguire. Ma non c’è proprio niente da fare, sembra che il destino sia proprio contro di lui. I fratellacci dei Coen non hanno nessuna pietà con Larry Gopnik (retto da un interpretazione da oscar di Michael Stuhlbarg), passerà momenti difficili, altri più esilaranti, dovrà fare i conti con una realtà multi-etnica, la difficoltà nell’affrontare un divorzio sacro. Sy Ableman, a un certo punto della storia gli dirà abbracciandolo: “Ne usciremo alla grande”, è vero, la dipartita (in tutti i sensi) è sempre alle porte (fino alla fine).

Tanti sono gli elementi messi in gioco, dicevo:  “commedia sofisticata”, sì perché oltre che a sghignazzare (nel modo dei Coen) per le scene più disparate, il film ti permette di mettere a fuoco (a voltre strizza l’occhio verso un certo modo di intendere la religione) anche significati più profondi, riconducibili a un modo di condurre la propria esistenza al di fuori dei veri valori (universali?).

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