Tetro

di emilz

Come una falena ipnotizzata dalla luce abbagliante, spesso un tremendo schianto contro qualcosa di più grande, il nuovo film di Francis Ford Coppola, ti induce a pensare a quanto a volte, altre persone, siano così predominanti nei confronti degli altri, uniche luci possibili.

Il dolore di dover competere a tutti i costi contro la figura paterna, artefice delle sofferenze del figlio, induce Angelo a cambiare completamente vita, a dirottare il proprio essere in un’altra città del mondo: Buenos Aires. Lì, non prima d’aver cambiato veste, con l’aiuto di una terapeuta, questo personaggio, così chiuso, custode di segreti invalicabili, dalla voglia di essere un talentuoso scrittore, riporterà la sua storia in una linguaggio criptato, al contrario. Un dramma adatto per una pièce teatrale. E’ grazie a suo fratello, scappato anch’egli dalla propria famiglia, a riportare alla luce, tasselli di una verità mai voluta affrontare.

Tetro è un film (come il recente “Gli abbracci spezzati” di Pedro Almodovar) dalla prima parte molto solida, con momenti di cinema e di rapporti tra i protagonisti davvero ben riusciti, dove l’andamento del buon umore (di Tetro) è direttamente proporzionale alle scoperte di Benjamin. La seconda tranche del film, quando si compie il viaggio per la Patagonia, lentamente la storia perde spunti per convogliare l’emozione al cuore,  si concentra su una diatriba inutile tra il successo da compiere e la rivelazione finale, permettendosi ellissi temporali troppo nette, come quella del funerale, scena carente sotto il profilo emotivo. Insomma, si sente il respiro della “tragedia” ma non c’è l’epica e in questo il film ne risente parecchio.

Menzione speciale per quel bianco e nero che porterà alla nomination sicura, anche Vincent Gallo, Maribel Verdù e Alden Ehrenreich forniscono delle prove ottime reggendo l’impianto recitativo.

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