The Wrestler

di emilz

Una vita dedicata al wrestling, alla lotta coreografica, fisica, dura ma anche leale. Il tempo però passa e le luci del successo, si affievoliscono, lasciando emergere le fragilità, gli egoismi passati tutto a discapito delle relazioni umane, soprattutto con i rapporti più delicati, in questo caso con la propria famiglia.

Il film di Darren Aronofsky, piantona il suo protagonista Randy, il nome d’arte usato nel mondo del wrestling, Robin (un nome poco accettato) per la vita normale, una realtà distante soprattutto perché il nostro Wrestler non ci si rispecchia. Tenta in tanti modi un compromesso, sente di essere solo (un infarto gli da la forza di cercare un cambiamento), tenta di riavvicinarsi alla figlia, dal carattere duro, rancoroso, perché in passato l’uomo ha fatto un’unica scelta (il palcoscenico). Randy però non si accontenta, vuole (senza pretendere, in un primo momento) il contatto di un’altra donna (sente di poter dare amore a una donna che lavora in un locale lap dancer), lei (una splendida Marisa Tomei) in discesa (i clienti la evitano, perchè non proprio giovanissima) con un figlio a carico, lo allontana pur provando un sentimento. Queste esistenze, così fragili, si toccano, si respingono, si illudono di aver riscoperto qualcosa di nuovo, ma inesorabilmente, non stanno incarnando il loro vero essere, così Randy, dopo aver accettato di abbandonare definitivamente il wrestling (stiamo comunque parlando di eventi occasionali, per nostalgici, non a grandi livelli), accetta di lavorare a un bancone di un supermercato (l’ingresso in sala, girato come se fosse pronto per un nuovo combattimento è magnifico), lì gli avversari sono altri, reincarnate da una vecchietta rompiscatole.  Quel tipo di lavoro non lo rispecchia, di nuovo, la realtà è amara. E per fuggire o per combattere da un nemico fortissimo  il vecchio Randy (il wrestler) colui che non può essere sconfitto, per lo meno sul ring, decide che la sua vita è quel mestiere e non può rinunciarci.

Il film è davvero emozionante, strappa anche qualche lacrimuccia, pur non essendo proprio perfetto (per fortuna). Ho trovato il secondo scontro con la figlia tirato un pò via, troppo strillato, ma rientra comunque nella fragilità di quella bambina cresciuta da sola, senza il supporto del padre.

Mickey Rourke è magnifico, recitazione fisica, il respiro affannoso, quella dialettica e quel portamento sono tutti elementi che arricchiscono il personaggio Randy (ma non solo, c’è proprio Rourke lì dietro), l’empatia con lui è forte, fino alla fine, fino a quell’ultimo salto.

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