Gli abbracci spezzati

di emilz

Los abrazos rotos, il nuovo film di Pedro Almodovar si tinge, ancora una volta, nel bene e nel male, di un noir imperfetto, in bilico soprattutto nell’ossatura narrativa, cadenzato da alcune inquadrature veramente molto belle (i dettagli, i particolari strettissimi, l’abbraccio al video di Mateo) a altre situazioni poco efficaci (la perdita dei sensi nel disco pub di Diego –  bruttina forte), alcune scene poco importanti (il sesso iniziale con la sconosciuta, la lunga riproposizione del pezzo ri-montato di Ragazze e valigie).

Insomma c’è un’alternanza di momenti scarsi in più di una occasione e questo non permette alla pellicola di decollare come dovrebbe . In sostanza il film rimane ancorato su quel passato lacerante, una vendetta per gelosia (doppio ricatto, sembrerebbe), retto sostanzialmente dalla incantevole bellezza di Penelope Cruz (non alla sua prova migliore, qui Pedro ci regala qualche inquadratura di una sensualità unica). Ci sono alcuni personaggi scritti male (Diego, il figlio di Ernesto, davvero una macchietta, Judit, troppo melodrammatica), per fortuna trattasi di personaggi secondari, perchè i due protagonisti funzionano.  C’è poca tensione drammaturgica, prendiamo per esempio la spinta dalle scale di Ernesto Martel, in quel caso (dal gesto sconsiderato) non si è voluto calcare la mano sulla ferocia dell’uomo (difatti è lui stesso a portare la ragazza in ospedale), il quale scompare tremendamente (lo vediamo per l’ultima volta dopo aver accompagnato Magdalena sul set), mentre però continua a tessere i suoi fili (montando il film nel peggiore dei modi, facendo la prima senza l’interprete principale e il regista), fino alla vendetta conclusiva (distruggere il film più che la morte dell’amata – almeno questa è stata la percezione più forte ). La debolezza (tramutata in odio e disprezzo) di Martel doveva necessariamente emergere, doveva cozzare con la forza (d’amore) dei due amanti, mentre è tutto un pò accennato, mai duro e crudo. Anche perchè, è l’aspetto emotivo (di conseguenza) a venire meno, rispetto alle vicende (sulla carta) di spessore e di coinvolgimento (basti pensare alla forza e al dolore che trasudano film dello stesso regista, “Parla con lei” fra tutti – quello che preferisco).

Non del tutto riuscito quindi, ma neanche un disastro, la mia non è una vera e propria bocciatura, certo, mi aspettavo un film più forte, che fosse più duro quando c’era da colpire e più malinconico nel finale (in questo caso c’è una risoluzione per tutti i personaggi “buoni”, persino per il figlio gay, dove viene lasciata un pò di ambiguità sulle sue reali intenzioni, riscattata dal documentario “verità”).

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