Nel paese delle creature selvagge

di emilz

Tratto da uno dei libri per bambini (si dice, perché io non lo conoscevo) più letti negli Stati Uniti, Spike Jonze ritorna dietro la macchina da presa, con una storia sull’incompletezza dei bambini, un cammino verso la maturità, uno scontro con i propri sentimenti, quelli più difficili da superare, la rabbia e la paura fra tutti.

Si intuisce, senza pesare troppo la cosa, che il mondo di Max è stato segnato da una perdita (quella del padre), dove il nucleo familiare viene retto soltanto dalla mamma (in crisi con il lavoro). La sorella, più grande, è lontana anni luce dalla sua entità (è appena annunciata, si vede soltanto all’inizio, quando decide di non dar peso al pianto del fratello). Il piccolo Max, cerca di attirare su di sé le attenzioni della madre, soprattutto quando questa si frequenta con un altro uomo. E’ proprio in quel caso, dopo non aver avuto riscontri, il ragazzino scappa via di casa, supera un bosco, trova una barca e scappa via, verso il suo mondo. Da quel momento in poi, la sua piccola esistenza andrà a scontrarsi contro alcune creature selvagge, la rappresentazione del suo carattere, fra tutti Carol, rabbioso e in conflitto con tutti, soprattutto con il suo “‘amore”. Il film perde un pò di equilibrio soprattutto nella parte centrale, mancando l’appuntamento con la vera emozione. Non c’è mai uno scontro troppo duro (bella la scena del battibecco con Judy, per esempio, lei sembra incalzarlo – il Re inizia a perdere i primi colpi).  C’è tutta una simbologia dietro alla creazione del nuovo impero (fino a quel momento sempre in conflitto; la rabbia e la paura mangiano i più deboli anche coloro che si dichiarano Re – il parallelo Cristiano è azzeccato) quindi, il film acquista diverse chiavi di lettura e non è poco soprattutto perché cerca di rivolgersi ai grandi come ai bambini (a volte nessuno dei due). La parte finale, con la maturità acquisita, e l’abbandono del paese, il film riesce a toccare alcune corde, soprattutto con il rientro di Max a casa. La scena finale è molto bella, fatta di sguardi e di musica. Ecco, se il film fosse stato giocato maggiormente su una messa in scena di questo tipo, anziché puntare sulla spettacolarità o su un montaggio troppo “violento” (anche le riprese, la maggior parte sono girate con la macchina a spalla), avrebbero potuto fare un salto di qualità maggiore.

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