Up, la Pixar vola in alto

di emilz

Anche con “Up” la Pixar si conferma uno studio in grado di coniugare maturità e divertimento, confezionando un film da un punto di vista qualitativo, anche di immagine e di montaggio, sopra ogni rosea aspettativa.

L’inizio di questa nuova creatura, dal cinegiornale fino al matrimonio e alla morte dell’amata di Carl, sono momenti unici nel panorama Pixeriano, questa volta alle prese con la vecchiaia, ai sogni lasciati nel cassetto, ma anche alla cocciutaggine e allo spirito d’avventura. Se nella prima parte il film assume anche connotati malinconici e “duri”, la seconda libra sull’avventura, sul divertimento, tanti sono gli episodi che ti strappano la risata, mai inefficace, non troppo ricercata, in nessun modo rocambolesca o slapstick, come se ne vedono in altri film di animazione (L’era glaciale tra tutti). Ecco, anche la pensata del collare parlante che indossano i cani, non è per niente scontata, e giocare con la fedeltà e le fissazioni dei nostri amici a quattro zampe è una bella trovata (scoiattolo!). Per non parlare del ragazzino Russell, un concentrato di vitalità, dagli atteggiamenti unici, senza clichè. Ovviamente ci sono tanti momenti di azione, anche spinti, del tutto fuori dalla logica “realista”, non era pensabile mantenersi sulla realtà, dopo aver visto una casa voltante retta da soli palloncini, quindi la fantasia degli autori si è lasciata andare (giustamente) a vezzi classici del genere d’avventura o di azione.

In conclusione, un’altra pellicola funzionale, di una qualità tecnica impressionante: tessuti, peli, scenari, animazione, ormai a livelli altissimi. Per non parlare del corto in testa al film, ancora una volta, anche nella sperimentazione, la Pixar vola in alto. In tutti i sensi.

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