Greystorm, Grandi Progetti

di emilz

Finalmente, dopo due giorni di ritardo (io non riuscivo a trovarlo in edicola), il nuovo fumetto della Sergio Bonelli Editore “Greystorm”, creato da Antonio Serra (Nathan Never) e Gianmauro Cozzi, può partire senza eccessi di pubblicità (neanche a Romics hanno pensato di presentarlo, sbaglio?), primo dettaglio significativo. Ma andiamo nel dettaglio.

Dodici saranno gli albi che comporranno la serie, un numero già inferiore rispetto alle altre collane (Brad Barron, Demian, Volto Nascosto erano di diciotto numeri). Partiamo dal presupposto che questa scelta non sia merito di un calo di vendite, ma di una strategia narrativa ben ponderata, si può senz’altro dire prendendo in mano il fumetto e osservandolo per un pò, che la cura nei particolari, nel confezionamento generale dell’albo nel tentativo dare uno stile ben preciso, di personalizzazione, è senza dubbio importante e apprezzabile.

Il vero problema sta nella narrazione. Si parte con un preambolo poco chiaro, fino alla presentazione dei personaggi. Noto subito l’elementare uso del pensiero per chiarire subito le psicologie e i comportamenti dei protagonisti (esempio: “Ah, ecco laggiù Robert, con in mano uno dei suoi libri, inevitabilmente” – nella vignetta successiva vediamo Robert che sta leggendo. Questo uso pensiero/immagine l’ho trovato ripetitivo, quell’ “inevitabilemente” sta proprio lì per marcare l’ossessione di Robert per la lettura di libri, Jules Verne in questo caso, si poteva anche evitare perchè dopo c’è tutto un dialogo sul libro e sui sogni di Robert). Poi, la storia decolla e in poche pagine ci sono tanti di quei salti temporali ingiustificati imbarazzanti. Io li ho letti come un modo per non perdere troppo tempo, nel tentativo di raccontare approssivamente le vite di due persone essenzialmente (Robert, ragazzo interessato a produrre e a inventare mezzi innovativi e Jason di ricca famiglia, grande amico di Robert colui che finanzierà i progetti, maddai!?). Nell’intermezzo c’è una ragazza e un fatto “strampalato”, sia la situazione rocambolesca che il personaggio di lei, risultano inutili, perchè nella parte finale, c’è un altro salto temporale di due anni, dove i due amici racconteranno che la ragazza nel frattempo è morta di tubercolosi (personaggio di una scontatezza impressionante, con una dipartita scandalosa, inizialmente sembrava dovesse essere anche per il futuro della serie più presente – questo mi lascia dedurre che ci saranno flashback ?), saldando successivamente un accordo fatto all’inizio della storia. La mia impressione generale è che si è voluto raccontare per approssimazione un “pilota” frettoloso (per esigenze di numeri – ritorniamo alla questione dei dodici albi), improntato con asciuttezza per dare degli spunti generali sulle attività dei prossimi numeri,  nel frattempo infilandoci dentro anche un pò di azione/tensione, ma senz’altro perdendo l’empatia con quelli che saranno i protagonisti di una serie (sulla carta) diversa dalle altre. Occasione persa? Lo vedremo più avanti. Senza dubbio, finora c’è un pizzico di delusione intorno a queste miniserie.

N.b. Menzione speciale per i disegni, davvero lodevoli.

Annunci