Il Grande sogno

di emilz

E’ un film scialbo, un pò mediocre, dove il contesto del ’68 è solo il pretesto per raccontare una semplice storia d’amore, tormentata, tra chi vuole diventare attore e chi vorrebbe una società diversa. La pellicola di Michele Placido non si concentra troppo sull’evento, sulle eventuali crisi di ideali da parte dei protagonisti, ma si accontenta di fornire una bozza sia dell’evento storico che dell’approfondimento psicologico dei personaggi. Così, se Laura se la spassa con i ragazzi che gli passano davanti (segno della libertà dell’epoca?), pur dovendosi confrontare con una famiglia chiusa, lo spettatore rimane freddo di fronte alle sue preoccupazioni, perchè non ci vengono mostrate le sue intenzioni all’interno della storia. Nicola, invece, arruolatosi nel corpo di Polizia, viene continuamente rimbeccato dal suo superiore perchè legge libri comunisti, frequenta bordelli, insomma anche lui un possibile reazionario, ma neanche tanto perchè l’impressione che ci viene fornita è di un ragazzo estraneo al momento storico, semplicemente interessato al suo sogno.

Lo sviluppo della narrazione è debole soprattutto perchè non è così forte il messaggio del film. Vengono mischiati fatti reali (basta con le solite immagini di repertorio), il massacro di Avola, girato come se fosse uno spot pubblicitario, distaccato dalla storia, con le solite crisi di famiglia, pessima la messa in scena della scomparsa del cane, pessima la morte del padre, le reazioni di lei quando scopre il doppio gioco di Nicola, per non parlare della reazione da troia da parte dell’insegnante di Nicola all’accademia (la Morante quando recita taglia le parole o sbaglio?). Insomma ci sono davvero troppi buchi, si sente troppo la ricostruzione storica (la contestazione degli studenti agli esami secondo me è resa male) del ’68, ma soprattutto le relazioni tra i vari personaggi sono stereotipate e anche un pò retoriche. L’unica salvezza del film è Jasmine Trinca e in parte anche il buon Riccardo Scamarcio che riescono a non far precipitare un film insipido, un film che vuole raccontare troppe cose senza prendersi i suoi tempi.

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