Raduno di Cinematik

di emilz

Cinematik è un gioco di cinema virtuale; ovvero si ha la possibilità di creare una casa di produzione e scrivere la sceneggiatura dei propri film, che sia tratta da un libro, un fumetto o di propria fantasia non c’è differenza. Finita la sceneggiatura si possono dare dei volti ai propri personaggi, quindi un vero e proprio casting di attori e registi famosi. Il film poi uscirà nelle sale e verrà valutato dal pubblico. Cinematik è un gioco che perdura da nove anni. Anche quest’anno siamo riusciti a riunirci.

Roma è ancora il punto di ritrovo dei cinematikiani, forse perchè più centrale rispetto a altre città, difatti questo è il terzo raduno che abbiamo fatto nella capitale. Come nelle precedenti edizioni l’appuntamento era a Roma Termini.

I più mattinieri (diciamo così) erano il gruppetto dei campani, presenti in stazione già alle nove e venti circa, il primo sms che ricevetti fu di Papele, “stiamo arrivando a Termini. Pap”. Io invece stavo ancora in pantaloncini e bevevo tranquillamente un succo di frutta. Pensai c’avrebbe pensato Exy, quindi potevo prendermela leggermente più comoda (paraculo).

Uscii di casa una mezz’oretta dopo, presi il treno, la metro e arrivai a Termini. Ero piuttosto emozionato, rivedere gli amici di Cinematik è sempre una bella emozione. Dopo essermi sentito telefonicamente con Sergio, mi avvicinai al loro punto e li vidi in tutto il loro splendore. Tomo, Mascalzone, Colomba, Papele, World, Jugger, Exy e Gennarino alias Arcadia. Dopo un poco arrivò anche Piccettino, l’altro romano del gruppo. Ci avvicinammo ai bagni e a un supermercato per fare i panini, per fortuna quest’anno nessun problema corporeo. L’idea dei panini rustici era quella accarezzata dai più e giustamente Piccettino, da bravo intenditore, faceva notare che di rustico a Termini non c’era proprio niente. Addirittura Gennaro optò per il Kebab, soprattutto molto facile da trasportare. Di tanto in tanto ci si sentiva con Tomcat e Noodles, il loro, mitico viaggio da Firenze in macchina procedeva e erano dalle parti di Orte, praticamente qualche chilometro da Roma. Ci avvicinammo al binario tredici, c’era anche Francis e Dave che mancavano all’appello. Vabbè, per farla breve, una volta arrivati, facemmo il giochetto “identità” a Francis, il quale con molta audacia indovinò con poche difficoltà lo straziante masochismo (da infami). Francis si integrò nel gruppo nel giro di due nani secondi e con il suo fare da scout, ma anche da fuori di testa, affermammo che non poteva non essere del nostro gruppo. Grande.

Eravamo tutti (tranne i tre che ci avrebbero raggiunto più tardi), quindi ci spostammo a Villa Borghese per celebrare le diverse cerimonie dei premi più importanti, ma anche quelli maledettamente più divertenti, come i Chips. Oddio, i raspberry un pò meno, soprattutto quando i premi uno non se li merita! (Bastardi) 

Io optavo per scendere a Spagna, mentre Piccettino a Flaminio, alla fine l’ha spuntata Piccettino, con grande disgrazia degli altri cinematikini, perchè uscire da quel punto vuol dire farsi una bella salitella. Che vuoi che sia! Tra scout e nuotatori… (ci arrangiammo al volere della sorte).

Procedemmo lenti e con la lingua a terra (sto esagerando, lo so), nella giungla di Villa Borghese, dove ci sono stradine e tanti alberi tutti uguali. Molti mi guardavano perplessi, qualcuno si chiedeva: “sarà la strada giusta? – Massì Emilz si ricorda, vero Emilz??” Non giunse risposta. Li guardai con fare saccente, ma in verità non sapevo dove stavo andando.

Ci fermammo a rifocillarci nei pressi di una fontanella. Il buon Dave iniziava a remare contro, lanciava sprezzanti battutine contro il sottoscritto, cazzo, aveva ragione, ma non potevo, non dovevo crollare! Alla fine, guardammo una mappa! “Sì, dovremmo andare da quella parte, ora ricordo!” Classica frase di chi non ricorda una ceppa. Alla fine, stremati dal caldo (neanche troppo – c’era un bel venticello), arrivammo nei pressi di una fontana. Molti gridarono, sembrava avessero visto la Madonna! “E’ quì, sì, è questo il posto!”. Io dissi di sì, muovendo la testa come quei pupazzetti che si mettono in macchina, ma in verità ero consapevole di una cosa: non era quello il posto!

Decidemmo invece, che era quello il posto. Molti iniziarono a mangiare, io invece avevo una missione. Recuperare Tomcat e Noodles, oltre al gemello, ormai nei pressi dei giardini. Per Gabro non fu difficile trovarci. Appena lo vidi gli dissi: “guarda sono più giù, camuffati da Emilz, vediamo che fanno”. Gabro, mosse la testa come quei pupazzetti che si mettono in macchina.

Sentii al cellulare Tomcat, erano arrivati e stavano ordinando i panini. Per fortuna, Marco si ricordava della strada, ero abbastanza preoccupato, perchè dal Raccordo Anulare per venire a Villa Borghese se non la conosci puoi impazzire, invece il caro toscanaccio, forte dell’esperienza militaresca proprio nei pressi di quella zona, aveva tutto impresso nella sua preziosa memoria. Difatti, dopo un poco, li vidi  e ci abbracciamo commossi.

Tutto il gruppo era pronto.

Ci sono dei momenti successivi che non possono essere raccontati, battute, sfottò, scherzi, un affogamento, i premi e quant’altro, sono tutte cose che devono essere vissute di persona. Certo, fortunatamente quest’anno ci sarà il video dell’evento, quindi coloro che non sono riusciti a venire un pò rimedieranno.

La giornata comunque è stata intensa, soprattutto nei chilometri macinati dai nostri piedi. Le tappe successive furono: via marsala per un bel gelato (io presi melone e cocomero), e piazza di Spagna. Ci rifocillammo con l’acqua della fontana, comunque non faceva particolarmente caldo (ma finora ho sempre detto il contrario!!). Lì parlocchiammo un pochino, poi congedammo Marco e Noodles, avrebbero dovuto affrontare un altro viaggio in macchina, forse si sarebbe potuta consumare una tragedia, ma questo solo loro lo potranno raccontare.

Con gli altri invece ci recammo nuovamente a Termini e ci salutammo. Io, Claudio, Sergio, Lorenzo e Francesco invece decidemmo di proseguire la serata nella zona di San Lorenzo. Dopo una bella chiacchierata cinefila con patatine fritte e coca cola (fu un buon escamotage per conoscere meglio Francis – tra l’altro non beve nulla di gassato), ci spostammo in una pizzeria. La prima era troppo piena, la seconda (l’economica), era semi libera quindi optammo per quella.

Ci sedemmo fuori con mezzo tavolino (eravamo in cinque, un pò strettini direi), il menù di carta c’era (per fortuna), le posate le abbiamo sistemate noi, non c’erano i fritti (noi invece era proprio quelli che volevamo!). Sergio per scherzare disse: “vuoi vedere che non ci porteranno neanche lo scontrino? Non hanno la carta” e infatti fu così. Il bagno era un buchetto, insomma proprio economico. Stranamente Francis ordinò una birra (ma come? Le bevande gassate?), decise di provare, e in effetti la lasciò. Io mi presi una margherita (scelta semplice), tutto sommato era buona, la mozzarella c’era!

Finita la magnata, ci recammo in un localino dove ci si può intrattenere con un gioco da tavola, mentre si drinca con i super alcolici (ma anche  no), visto che ordinammo: “un’acqua ghiacciata per Francis, una coca cola, un tè caldo per il sottoscritto, una vodka per l’unico alcolizzato, cioè Claudio e una roba strana che ha preso Sergio, un  misto tra birra e cera di api”. All’inizio scegliemmo un gioco da tavola in inglese, con una marea di carte da gioco (gliele abbiamo sistemate), Piccettino si mise a tradurre due pagine di regolamento (aaarghhh), poi dopo aver capito (di non aver capito una ceppa), prendemmo un mazzo di Uno e giocammo per due mani, sotto le note dello stoccafisso Sting.

Concludemmo la giornata con saluti e abbracci di nuovo a Termini, ognuno per la sua strada, sicuri di rivederci presto, sia nel virtuale che nel reale.

Annunci